Ferrari Giacomo
(Langhirano, Parma, 1887 – Bosco di Corniglio, Parma, 1974)
Figlio di Ottavio, si laureò in Ingegneria a Torino nel 1912 e venne assunto, grazie all’amico di famiglia Cornelio Guerci, nel cantiere dell’Acquedotto Pugliese. Durante la guerra fu capitano di Artiglieria e fu congedato nel 1920. Nel dopoguerra fu consigliere provinciale per il Psi, tecnico del Consorzio delle cooperative sindacaliste e “ingegnere delle barricate” nell’agosto 1922. Sottoposto a vigilanza speciale durante il regime, nel 1932 emigrò a Tolosa. Rientrato nel 1936, nel 1942 fu richiamato alle armi e inviato a Milano. Nello stesso anno si iscrisse al Pci. Partecipò alla riunione del 9 settembre 1943 a villa Braga (Angelo Braga era suo cognato), dove si decise l’organizzazione della resistenza armata nel Parmense. Membro del Cln provinciale e del triumvirato militare, nell’ottobre 1944, dopo la morte di Giacomo Crollalanza , fu eletto comandante unico delle formazioni partigiane parmensi, divenendo il popolarissimo “Arta”. Durante la Resistenza perse il figlio Brunetto, caduto in combattimento. Dopo il 25 aprile il Cln lo nominò prefetto di Parma. Il 2 giugno 1946 fu eletto all’Assemblea Costituente per il Pci e divenne ministro dei Trasporti durante i governi De Gasperi fino al giugno del 1947, dedicandosi in particolare alla ricostruzione della rete ferroviaria. Fu poi senatore dal 1948 al 1953 e dal 1963 al 1970, quando si ritirò dall’attività parlamentare per motivi di salute. Dal 1951 al 1963 fu per tre mandati sindaco di Parma e, circondato dalla stima generale, segnò un intero periodo della vita cittadina.